UN’UNIONE DELL’UGUAGLIANZA. LE POLITICHE EUROPEE PER COSTRUIRE UN FUTURO INCLUSIVO

intervista a Antonio Parenti, Direttore della Rappresentanza della Commissione Europea in Italia 

Quali sono le iniziative e le politiche promosse dalla Commissione Europea per favorire la parità di genere e la diversità nei contesti lavorativi, in particolare all’interno delle istituzioni europee?

Promuovere un ambiente di lavoro eterogeneo e inclusivo, senza discriminazioni, rappresenta uno degli obiettivi di questa Commissione: l’intento è quello di creare un ambiente in cui forza lavoro sia rappresentativa della nostra società. Quest’obiettivo rientra in uno dei pilastri della Commissione von der Leyen, ossia costruire un’Unione dell’uguaglianza. Lo sforzo della Commissione in tal senso, si è indirizzato su cinque diverse direttrici: una strategia per la parità di genere, un piano d’azione contro il razzismo, un quadro strategico dell’UE per i rom, una strategia per i diritti delle persone LGBTIQ e una strategia sui diritti delle persone con disabilità.

Tra le politiche promosse, vale la pena menzionare l’adozione lo scorso maggio della direttiva per introdurre misure vincolanti per la trasparenza retributiva, proposta dalla Commissione a marzo 2021, ma anche il raggiungimento dell’accordo sulla direttiva sull’equilibrio tra attività professionale e vita familiare per i genitori e i prestatori di assistenza e su quella sull’equilibrio di genere nei consigli di amministrazione – Women on board. Quest’ultima direttiva è stata adottata dopo ben 10 anni di negoziati. 

Allo stesso tempo, la Commissione si impegna ad essere d’esempio verso l’esterno nel suo ruolo di “datore di lavoro”. All’inizio di questo mandato è stata introdotta una nuova strategia per le risorse umane per potenziare la diversità del personale in modo da rispecchiare meglio quella della popolazione europea. Allora la percentuale di donne in ruoli dirigenziali più alti della funzione pubblica europea era del 36.6%, e del 40.5% in funzioni manageriali in generale.  I progressi sono stati sorprendenti: nel febbraio 2024 la percentuale di donne nei ruoli dirigenziali più elevati è del 47.6% e del 48.3% in funzioni manageriali in generale.

In che modo la Commissione Europea – Rappresentanza in Italia si impegna a garantire una rappresentanza equilibrata di uomini e donne in posizioni di responsabilità e decisione? Ci sono obiettivi specifici che l’organizzazione si è posta in questo ambito?

La Rappresentanza nel suo piccolo, è un valido campione dei dati menzionati poc’anzi. Ad oggi, nei nostri uffici in Italia, abbiamo esattamente il 50% di posizioni di responsabilità e gestionali ricoperti da donne.

A livello di istituzione pubblica europea, nel maggio 2022 la Commissione ha pubblicato i risultati della sua indagine su diversità, inclusione e rispetto sul posto di lavoro condotta tra il suo staff. L’indagine ha dimostrato che il personale percepisce nel complesso che la Commissione è impegnata a garantire l’equilibrio di genere. Oltre il 70% dei 10000 intervistati concorda sul fatto che il management promuove la diversità di genere. Sulla base di questa indagine, il personale e le rappresentanze del personale sono stati coinvolti nella preparazione di un piano d’azione aggiornato sulla diversità e l’inclusione adottato nel dicembre 2022. L’obiettivo è garantire che l’ambiente di lavoro della Commissione sia diversificato e inclusivo e tradurre in azioni concrete gli obiettivi indicati dalla  strategia delle risorse umane della Commissione europea. Raggiungere l’equilibrio di genere a tutti i livelli è parte di queste azioni. Altre misure adottate dalla Commissione già nel 2020 per rafforzare la parità di genere a livello dirigenziale includono: 

  • Identificazione e monitoraggio a monte dei talenti femminili per le funzioni di senior management;
  • Programmi su misura di sviluppo dei talenti per supportare e preparare i talenti interni alle procedure di selezione (ad oggi hanno partecipato più di 200 manager, di cui più di 150 donne middle e senior manager);
  • Adozione di obiettivi specifici per le prime nomine di donne a livello di quadri intermedi, nonché di una serie di misure vincolanti volte a garantire che i comitati di selezione siano equilibrati in termini di genere, che i posti vacanti di dirigenti attraggono un numero sufficiente di candidature femminili e che le liste risultanti riflettano un’adeguata rappresentanza femminile.

Come la Commissione Europea promuove la diversità e l’inclusione in termini di cultura, etnia e orientamento sessuale all’interno del proprio personale e delle attività svolte? Ci sono iniziative o programmi che hanno dimostrato di essere particolarmente efficaci in questo contesto?

La Commissione ha rafforzato il proprio impegno a promuovere un ambiente di lavoro diversificato e inclusivo per tutti, indipendentemente dalle caratteristiche personali. Il nostro obiettivo è attrarre candidati qualificati provenienti da tutti i gruppi sottorappresentati, comprese le minoranze razziali ed etniche e le persone con disabilità, al fine di garantire che coloro che lavorano nella Commissione riflettano la diversità delle società per cui lavoriamo. 

Questo impegno viene messo in pratica attraverso il Piano d’azione per la diversità e l’inclusione 2022-2024 della Commissione, che mira a promuovere un ambiente di lavoro diversificato e inclusivo, privo di discriminazioni. Il piano della Commissione si concentra sul ruolo dei manager, fornendo loro formazione e strumenti che li aiutino a promuovere la diversità e l’inclusione nei loro team. A ciò si aggiunge un pacchetto formativo completo per i professionisti delle risorse umane e il personale in generale.

Inoltre, abbiamo rivisto le nostre linee guida per il reclutamento concentrandoci sulla rimozione di pregiudizi e possibili ostacoli al reclutamento di gruppi sottorappresentati, come il linguaggio di genere negli avvisi di posti vacanti.Abbiamo inoltre rivisto i criteri di selezione per il programma di tirocinio della Commissione europea, noto come Blue book traineeship, con l’obiettivo di poter scegliere da un gruppo più ampio di candidati qualificati e stiamo anche lavorando per migliorare la raccolta di dati sulla diversità del nostro personale e dei candidati.

L’attuazione del nostro Piano d’azione per la diversità e l’inclusione 2022-2024 è ancora in corso. Regolari sondaggi che coinvolgono il personale della Commissione e i candidati ai nostri concorsi ci diranno se abbiamo migliorato la diversità e inclusione dello staff e cosa resta da fare.

Come la Commissione si assicura che le politiche europee sulla diversità vengano applicate a livello nazionale? Ci potrebbe fornire esempi concreti di impatti positivi ottenuti in Italia attraverso tali politiche?

La Commissione lavora da molto tempo a stretto contatto con le aziende, private e pubbliche, per promuovere la diversità e l’inclusione sul posto di lavoro in modo più ampio. Lo fa attraverso la Piattaforma europea della Carta della diversità. Migliaia di organizzazioni in tutta l’UE sono già diventate firmatarie di una delle 26 Carte nazionali della diversità e beneficiano della loro esperienza e del loro sostegno nell’attuazione delle politiche sulla diversità. Più di 900 organizzazioni (private e pubbliche) in Italia si sono già impegnate volontariamente a sviluppare e attuare politiche di diversità e inclusione nelle loro organizzazioni. La Carta prevede numerosi progetti e iniziative per aumentare la consapevolezza sui benefici della diversità e dell’inclusione. Nella prima metà del 2024 porta avanti il ​​progetto “Deploy your Talents” per rilanciare gli studi delle discipline tecnico-scientifiche e superare gli stereotipi di genere che le caratterizzano costruendo partenariati tra scuola e impresa. Il loro progetto “La mia impresa il mio futuro” mira a sostenere le giovani generazioni nel rafforzamento delle loro capacità imprenditoriali e di sostenibilità, attraverso l’educazione all’imprenditorialità e la creazione di imprese sostenibili e innovative.

Quali sono le sfide principali che la Commissione Europea – Rappresentanza in Italia ritiene di dover affrontare per promuovere una maggiore diversità e inclusione, e come sta lavorando per superarle?

Promuovere i diritti, la non discriminazione, l’uguaglianza, la diversità e l’inclusione è un lavoro continuo. Una delle sfide principali per le organizzazioni resta quella di sensibilizzare e lavorare insieme ai diversi attori per costruire luoghi di lavoro e società più inclusivi.

La Commissione lavora su più fronti paralleli. Per facilitare lo scambio di buone pratiche tra le organizzazioni in Europa, la Commissione continuerà a gestire la piattaforma europea delle Carte della diversità e i suoi workshop per riunire i datori di lavoro (piccoli e grandi, privati ​​e pubblici).

Per promuovere la diversità e l’inclusione sul posto di lavoro e per ispirare gli altri, la Commissione promuove il Mese Europeo della Diversità che celebriamo ogni maggio. Il Mese europeo ci permette di attirare l’attenzione e comunicare in maniera più intensa sulla diversità e sull’inclusione coinvolgendo organizzazioni sia private che pubbliche, PMI e multinazionali.

Inoltre, la Commissione ha istituito il premio annuale Capitali europee dell’inclusione e della diversità. I prossimi vincitori del Premio saranno rivelati dalla Commissaria per l’Uguaglianza Helena Dalli e dalla Vicepresidente Jourova il 25 aprile 2024 in un evento ibrido di alto livello a Bruxelles. I vincitori saranno annunciati in due categorie principali: per gli abitanti con più e meno di 50.000 abitanti e per un premio specifico, che quest’anno è destinato agli enti locali che consentono paesi, città e regioni sicure per le donne in tutta la loro diversità, affrontando la violenza contro le donne.

Infine, la Commissione ha istituito un programma Cittadini, uguaglianza, diritti e valori che permette alle organizzazioni della società civile, agli Stati membri e ad altre parti interessate di presentare proposte di progetti per ottenere finanziamenti dall’UE. A disposizione del programma CERV il più grande fondo UE mai disponibile per promuovere e proteggere i diritti e i valori dell’UE (1,55 miliardi in 7 anni). 

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