DONNE CHE CONQUISTANO, CAMBIANO, DIFENDONO E SALVANO IL MONDO

di Paola Severini Melograni, giornalista professionista 

Le donne conquisteranno il mondo, le donne cambieranno il mondo, le donne difenderanno il mondo, le donne salveranno il mondo. Sono alcuni dei titoli dei Dialoghi a Spoleto, appuntamento al femminile e non solo, sotto forma di festival, che ho ideato e curato per alcuni anni (2017-2022) con l’obiettivo di dialogare per confrontarsi, dando visibilità e spazio a donne investite da grandi responsabilità per ciò che fanno o ciò che rappresentano. Straordinarie donne in rappresentanza della cultura, della ricerca scientifica, della politica, della scuola, della comunicazione, dei diritti, dell’agricoltura, dello spettacolo, hanno preso parte alle diverse edizioni (4) e hanno raccontato la loro esperienza, non solo per coniugare promozione e valore femminile, ma per porla a confronto con le nuove sfide che la società richiede.

Una di quelle che desidero citare in questo spazio, è strettamente collegata con l’attualità. Il 24 febbraio scorso sono infatti passati due anni dall’invasione russa dell’Ucraina, così come prosegue ininterrotta la guerra Hamas-Israele dal 7 ottobre scorso. Con la trasmissione che ho ideato e conduco ogni settimana su Rai 3, O anche No, programma dedicato all’inclusione e al mondo dei giovani e delle giovani disabili per raccontare le loro aspettative e i loro sogni, lo scorso 1° dicembre, in prima serata su Rai 3, abbiamo anticipato la Giornata Internazionale delle persone con disabilità del 3 dicembre per raccontare la guerra come fabbrica di disabilità e veicolare messaggi positivi e di pace.

È stato per me molto importante riprendere in quell’occasione la testimonianza della scienziata Shoshan Haran, mia ospite e relatrice ai “Dialoghi a Spoleto” del 2018, grande esperta di agricoltura e “regina delle sementi” (è infatti grazie ai “suoi” semi che intere coltivazioni in Africa hanno salvato popolazioni affamate e reso fertili territori aridi) una vera e propria personalità mondiale indiscussa, generosa e sempre disposta alla collaborazione tra mondi distanti. Shoshan Haran in questo conflitto è stata rapita con suo marito, sua figlia, il genero e i nipoti nella Striscia di Gaza, ed è stata recentemente liberata, purtroppo non con tutti i suoi familiari. Racconto questa storia (e potete conoscerla attraverso il nostro speciale visibile su Rai Play) perché credo lei rappresenti un simbolo contro la guerra e la disinformazione, ma anche un simbolo di speranza, nonché un emblema di ciò che è e che dovrebbe essere e fare la cultura per resistere a questo nostro tempo.

Shoshan Haran non è però l’unico esempio incontrato e raccontato negli anni: «Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna», scrissi infatti nel 2006 in Le mogli della Repubblica, mio libro per Marsilio; un testo nato con l’idea di raccogliere le testimonianze di dodici donne coraggiose che hanno contribuito nell’ombra a costruire la storia del nostro Paese. Storie ordinarie di donne straordinarie, che hanno rappresentato le più alte istituzioni italiane. Una di queste è stata Giulia De Marco, moglie dell’ex presidente della Camera Luciano Violante, che si è spenta recentemente a Torino a 83 anni. «È difficile per una donna che voglia responsabilità dirigenziali occuparsi anche dei figli: perché le donne, inconsapevolmente, privilegiano la famiglia. Ma quando vorranno arrivare a quei posti, riusciranno». Queste sono le parole che mi disse Giulia De Marco nel ’94. Lei che fu una delle prime otto donne italiane a entrare in magistratura nel lontano ‘63.

Tra le tante iniziative di tutti questi anni c’è stato un altro lavoro (ancora in fattura) che mi preme ricordare, ed è quello che ho voluto chiamare le Marianne d’Italia, per accogliere e valorizzare la ricchezza della diversità. Un lavoro in cui il fotografo Riccardo Bagnoli ha deciso di omaggiare le donne e riconoscere il loro enorme, quotidiano, coraggio attraverso 52 ritratti (arriveranno a 78, una per ogni anno dalla data del voto alle donne nel nostro Paese), ispirati alla Marianne di Delacroix ne La libertà che guida il popolo. Un risarcimento ricco di bellezza ai dolori, alle umiliazioni, alle morti, alle discriminazioni che troppe di noi, ancora oggi, si trovano a subire.

Come non citare poi lo speciale di O anche No sul Senegal e lo straordinario lavoro di Elena Iannotta Malagodi, impegnata per contrastare le condizioni di povertà e instabilità che colpivano in particolare donne, bambini e persone con disabilità in quel Paese. Anche questo rappresenta un riconoscimento.

È a partire da questi esempi che porto avanti il mio lavoro di operatrice della comunicazione ogni giorno. La televisione pubblica, che quest’anno celebra il suo settantesimo compleanno e che è stata determinante nella funzione generativa della Repubblica, oggi deve riprendere le fila di tutto questo. È ciò per cui mi batto ogni giorno, per “fare bene il bene” attraverso la comunicazione sociale, quella deputata a fare società, oggi chiamata ad un compito sempre più arduo.

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